lunedì 31 marzo 2014

Vent'anni fa.



È il 4 luglio 1958. Giuseppe nasce a Casal di Principe, vicino a Napoli. È il primo di tre figli, Emilio e Maria. Frequenta le scuole elementari dalle suore di Sant'Anna, in paese, a Casal di Principe.

È il 24 maggio 1961. Ilaria nasce a Roma. È figlia unica. Qualche anno dopo la madre darà alla luce due gemelli, che però moriranno prematuri. 

È l'ottobre 1968. Giuseppe ha 10 anni ed entra nel seminario di Aversa, dove frequenta la scuola media e il liceo classico.

È il 1976. Giuseppe si diploma e, visti i brillanti risultati, viene mandato a Roma per frequentare la Pontificia Università Gregoriana. La sera stessa del suo arrivo però telefona a casa e chiede di tornare, e di continuare gli studi teologici nel seminario di Posillipo. Frequenta anche l'università Federico II di Napoli, studiando Filosofia.

Nel 1976 Ilaria ha 15 anni. Durante l'adolescenza compie dei viaggi in paesi stranieri per conoscerne la cultura e la lingua. Il primo fu in Inghilterra, in famiglia. Poi in Tunisia con lo zaino in spalla.

È il 1978. Giuseppe entra in AGESCI, dove farà il caporeparto. Poco dopo il terremoto dell'Irpinia di quegli anni, Giuseppe parte volontario per soccorrere le popolazioni terremotate.

È il 1980. Ilaria ha 19 anni e si è diplomata presso il Liceo Ginnasio "Tito Lucrezio Caro" di Roma. Si iscrive a Lingue e letterature arabe all'università La Sapienza di Roma.

È il marzo 1982. Dopo essersi laureato, Giuseppe viene ordinato sacerdote, presta servizio ad Aversa e diventa anche assistente ecclesiastico del gruppo scout di Aversa.

È il 1986. Ilaria si è laureata con il massimo dei voti e si trasferisce in Egitto, al Cairo, dove rimarrà per più di tre anni. Da laggiù, collabora con alcuni giornali italiani come Paese Sera e L'Unità, trasmette corrispondenze per Italia Radio, oltre a curare una rassegna stampa sul nord africa.

È il 19 settembre 1989. Don Giuseppe, o Don Peppe come viene chiamato, è parroco della parrocchia di San Nicola, nella sua città, Casal di Principe. Insegna lettere in seminario e religione cattolica in alcuni istituti di Aversa. Si spende molto contro la camorra casalese, legata principalmente al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan, che in quegli anni controlla i traffici illeciti e anche una fetta dell'economia legale della regione.

È il 1990. Ilaria ha 29 anni, vince un concorso per giornalista in RAI e le viene offerto un posto alla redazione esteri. Viene inviata a Parigi, Belgrado, in Marocco e per sette volte in Somalia dal 92 al 94.

È il 25 dicembre 1991. Don Peppe ha 33 anni e assieme ai sacerdoti del vicariato di Casal di Principe, scrive un documento, un atto di accusa contro la camorra, intitolato "per amore del mio popolo non tacerò". Questo testo viene distribuito in fondo alla chiesa il giorno di natale in tutte le parrocchie di Casal di Principe e della zona di Aversa.

È il dicembre 92. Ilaria ha 31 anni. È appena cominciata la missione internazionale di pace decisa dall'ONU in Somalia, a cui l'Italia partecipa in una coalizione guidata dagli Stati Uniti. Ilaria viene inviata per la prima volta in Somalia, a Mogadiscio, a seguire la guerra tra fazioni rivali che sta insanguinando il paese e la missione Onu che ha il compito di porvi fine.

È il 12 luglio 1993. Dopo il massacro di molti civili somali a causa di un bombardamento americano, quattro dei giornalisti accorsi sul posto vengono uccisi dalla folla inferocita. Ilaria viene data per dispersa, ma nel giro di qualche ora tutto si risolve positivamente.

È il 15 marzo 1994. Ilaria è a Bosaso, un sobborgo di Mogadiscio, assieme al suo operatore Miran, 45 anni, di Trieste, padre di 4 figli. Stanno intervistando il Sultano di Bosaso, a proposito di un traffico di armi e rifiuti tossici in cui anche l'Italia sembra coinvolta, e sull'utilizzo opaco di miliardi di dollari di aiuti umanitari.

È il 19 marzo 1994. Le 7.20 di mattina. Don Peppe viene assassinato nella sacrestia della sua chiesa di Casal di Principe, mentre si accinge a celebrare la messa. È il suo onomastico. Un camorrista lo affronta con una pistola. Cinque colpi. Tutti a segno. Due alla testa, una al volto, alla mano e al collo.

19 marzo 1994. Vent'anni fa. Don Peppe Diana aveva 36 anni.

È il 20 marzo 1994. Mentre erano a bordo di una jeep, Ilaria e Miran vengono uccisi in un agguato a Mogadiscio. Un proiettile sparato da un kalashnikov a distanza ravvicinata colpisce entrambi al petto.

20 marzo 1994. Vent'anni fa. Ilaria Alpi aveva 33 anni.


(Giovanni Amadei)
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giovedì 11 luglio 2013

Quelle che ce la volevo fare


Tra l'altro non è nemmeno così vero che uno nasce migliore. Migliore di cosa? Migliore a mangiare la frutta senza sporcarsi? Migliore degli altri? Ma figuriamoci. Potrà durare un po'. Poi lo odierai stanne certo. 

Quando non sai nemmeno chi sei o cosa vuoi i tuoi pensieri non hanno un verso e capita di pensare a caso. Non puoi controllarlo. E ci sono volte che hai deciso cinque minuti prima che accada a cosa diresti se accadesse che. Altre volte capisci da solo che per uscire da quella bega il miglior modo è questo. Quella bega capiterà giovedì prossimo. Sei fortunato. 

Ogni tanto penso a tutte le cose che farei se naufragassi su un'isola disabitata. Ma ognuno ha le sue. 

Ci sono situazioni che ti sei prefigurato nella mente nei momenti più impensati, una serie di movimenti, un briciolo di immaginazione pratica, una soluzione ad un problema ipotetico che poi tiri fuori quando tanti pensano ancora al problema. 

E non ci sono storie, se non c'eri arrivato prima stai ancora pensando al problema. 

La gratitudine è la prima cosa che arriva. Assieme ai complimenti di qualcuno, la stima di altri e la fiducia degli amici. All'inizio ti fa piacere e sorridi quando ci riesci. Un po' te lo aspetti anche. Vedi gli altri e sai già adesso non riuscirai e chiederai a me. Coraggio provaci ancora. E immancabilmente finisci per farcela nei momenti giusti.
L'invidia e il rammarico per non avercela fatta pure loro arrivano dopo un po'. Ma non te ne curi troppo perché ci sono comunque altri che si affidano a te e ti senti importante. Ti senti speciale. Tutti pensano che sai ogni cosa. Che hai la soluzione giusta per tutto. Che puoi tutto. Sei uno sciamano.

La cosa stronza però è che nessuno vede le altre cento volte che non ci riesci. Le mille volte che hai avuto paura. Il milione che hai tradito te stesso perché credevi tanto adesso ce la faccio. Perché ci sono anche quelle, sicuro come la morte.  

Come quelli che credono al paranormale e non si ricordano delle infinite volte in cui tutto può essere spiegato. Solo quella volta lì. Quella volta che non hai capito.  

Ci sono soprattutto quelle. Quelle in cui fallisci.
Quelle in cui dici cose sbagliate e a vanvera. O non dici niente. Quelle che non sai come gestire. Quelle che dannazione ce la volevo fare.

L'inadeguatezza che uno via via sperimenta sulla sua pelle c'è. Fortissima. È così tangibile che la notte ti alzi che non sai dove sbattere la testa. Ti vorresti frustare da solo e al tempo stesso continui a pensare tanto la so. Le altre le sapevo. Saprò anche questa.
Ma non la sai.

Col tempo tendiamo a rimuovere gli insuccessi dall'immagine del più bravo. Da quello che sa sempre tutto. Da quello che "tanto ci sei te". Che poi ti odi da solo quando riesci in quello che gli altri falliscono, ma fallisci dove vorresti riuscire.

E ti rode da matti.
Quando nessuno guarda. Quando a nessuno importa. Fallisci sempre.
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giovedì 17 gennaio 2013

Gandalf

Ogni tanto mi capita di essere come Gandalf. Quando Frodo si offre di consegnargli l'Unico Anello perchè ha capito che non è proprio un giocattolo. E il Grigio fra gli Istari, quasi spaventato, si vede costretto a rifiutare perchè sarebbe tentato di fare del bene tramite quel gioiello di pura malvagità, ma sa che questo non sarebbe possibile essendo l'anello emanazione pura della volontà di Sauron di Morgoth.
Ecco in questo periodo un po' sono Gandalf. Ma vorrei proprio essere Sauron.

mercoledì 8 agosto 2012

Donne.


Oggi vi svelo un piccolo segreto.
L'altra mattina ho visto un'amica entrare dalla parrucchiera. Era un lunedì. Neanche le 10 di mattina.
E ho pensato perchè mai dovrebbe andare a farsi bella proprio di lunedì mattina. Gli uomini il lunedì mattina sono rincoglioniti dal week end, non riescono a valutare adeguatamente le cose. Figuriamoci una ragazza.
Certo, potrebbe aver avuto un colloquio di lavoro nel pomeriggio o tante altre cose. Caso chiuso.

Ma poi ho pensato questo. Perchè una donna si trucca, si pettina, si depila, si abbronza, si mantiene in forma e tutte quelle altre cose bellissime che fate quotidianamente?
Sono certo che dopo le risposte di rito a questa domanda - "per sentirmi bene con me stessa", "per sentirmi donna", "mi rilassa", "ci risparmio la multa" e altre del genere - converrete con me che la vostra risposta di fondo è "per piacere all'uomo". Giusto?
Ecco. Secondo me è sbagliata. La risposta che vi date.

Avete mai chiesto all'uomo che sta sbavando ai vostri piedi mentre leggete questo blog se vi trova carina col vestito che avete appena comprato? Probabilmente no, ma l'avrete chiesto sicuramente ai vostri amici, ai vostri ex-ragazzi o a quelli attuali.
Avete mai notato che spesso la risposta è "tu stai bene con tutto"? Oppure la famigerata "mi piaci anche con la tuta"? Ricordatevi che quando un uomo pronuncia quelle parole è assolutamente sincero. Forse una rara volta. Ma comunque lo pensa veramente.

Le donne non si fanno belle per gli uomini. Fatevene una ragione. Lo fanno per le altre donne.
Perchè la concorrenza è spietata e non potete permettervi di essere meno carine della vostra amica quando incontrerete il ragazzo che vi piace. Altrimenti lui ci proverà con lei. E voi dovrete accontentarvi di una seconda scelta. Magari bruttina. Si chiama ricerca del miglior partner che vi assicuri una migliore prole. Istinto di perpetuazione della specie. Chiamatela come vi pare. Quello è.
Se un bel giorno ad esempio tutte le donne del mondo decidessero di comune accordo di smetterla per sempre con smalti, piastre, vestitini, rossetti, bikini, push-up, mascara e brodaglie simili non cambierebbe assolutamente nulla. La gara si livellerebbe di nuovo su un livello più basso, anche se in effetti più vero, più reale.

Ma questo non potrà mai succedere. Lo sappiamo benissimo. Perchè basterebbe una sola donna, avvenente dalla punta dei capelli profumati di vaniglia all'impronta del tacco 12 vertiginoso, a mandare a monte tutto. Nessuno si filerebbe più le altre.
Quindi, per favore, la prossima volta che fingendo una colica scapperete in bagno a mettervi il rossetto perchè nel locale è entrato quel ragazzo carino che avete conosciuto la sera prima e che si è appena messo a parlare con la vostra migliore amica, dite a voi stesse: "Lo sto facendo per te, stronza."
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giovedì 26 luglio 2012

Il controllo è nulla senza la paura. [Due di due]


Il male non cresce mai così bene come quando ha un ideale davanti a sé.
Lo ha scritto Karl Kraus, in Detti e Contraddetti nel 1909 e secondo me, visto quello che si è detto finora [il post precedente n.d.a.], si può ribaltare anche per il bene. O presunto tale. Quello di un popolo, di una nazione. O in fin dei conti della sua classe dirigente.
Il bene non può prosperare se non ha un nemico giurato davanti a sè. E che va sconfitto a tutti i costi.

La cosa avvincente è che il processo è iterativo. Ogni tanto bisogna cambiare. Cercare nemici migliori. O semplicemente cercarne altri. Come in 1984 che ogni 4-5 anni le alleanze di guerra fra i 3 macro-stati cambiavano e contestualmente si riscrivevano i libri di storia, i vecchi giornali, gli archivi per far vedere che l'ultimo nemico lo era in verità sempre stato. L'acerrimo nemico di sempre.

E badate bene non ci possono essere pause in questo processo, altrimenti non si giustificano più le forme di controllo via via più titaniche messe in campo. [Paura-controllo ricordate?] Se siamo in pace a cosa servono?
È come in Dragon Ball. Ogni volta che Goku sconfigge un nemico, neanche il tempo di divertirsi due minuti con Chichi che se ne presenta un'altro più forte, più insidioso, più spietato.
Ed è stato così anche per noi. Fin dall'inizio. Via via sono sempre più subdoli e temibili.

Un nero, cazzo, lo vedi. È di colore. Non puoi sbagliarti. Un ebreo è già più difficile, ma se è ortodosso si veste diverso da te e magari porta la Kippah. Sono avversari facili. Riconoscibili. Vivono nel tuo quartiere. Per sconfiggerli basta uno scemo e una pistola.

Con i comunisti è più difficile. Può essere chiunque. Il tuo vicino di casa, il tuo capo, un tuo amico. Tutti possono essere spie russe. È un livello sopra. Ci vuole una manovra di reciproco sospetto imponente. E una struttura repressiva adeguata.
Poi improvvisamente il blocco est è crollato e da un giorno all'altro non ci sono più comunisti. Come fare?
Troviamo qualcos'altro.

Ad esempio i dittatori delle repubbliche baltiche. O qualche tiranno arabo. Che prima faceva comodo per tenere sotto controllo le forniture petrolifere all'occidente ma che ora è diventato ingombrante. E allora assurge a nemico giurato. Si cambia la storia ed è sempre stato nostro nemico.
Ma questa volta non basta coinvolgere la cittadinanza. Ci vuole l'esercito. Si è saliti ancora di livello. Esistono stati nazionali che sono sgraditi e che quindi vanno combattuti. Si ha paura di loro, ma se siamo uniti nello sforzo bellico possiamo sconfiggerli. E in effetti in qualche caso si è pure riusciti.

Poi dal 2001 tutto è cambiato. Ci si è accorti che dare la caccia ad un dittatore di un qualche stato delle banane era fin troppo facile se ce l'hai grosso come gli americani. Si doveva rivolgere lo sguardo altrove. E a chi se non ai terroristi?
Cazzo, i terroristi è perfetto.
Non puoi andare dal tuo vicino a chiedergli se è un terrorista. Ti ride in faccia. Sono stranieri. Abitano lontano. Però fanno una paura tremenda. Possono uccidere chiunque in qualunque momento. Non ti avvisano nemmeno. E poi vivono in questi aridissimi posti in mezzo al nulla, dentro caverne da cui spediscono video-messaggi il cui contenuto è solitamente "non venite a rompere da noi per il nostro petrolio" interpretato di solito come un "verremo a rompere da voi per il vostro petrolio". E quindi giù paura. E dentro controlli di sicurezza ovunque, file ai check-in, intercettazioni telefoniche, reti sotto controllo, immagini satellitari, team di SWAT che piombano a casa tua se pronunci "uccidere" e "presidente" nella stessa frase al telefono e tante altre amenità del genere.
E poi sono perfetti perchè ne uccidi uno e subito ce n'è un altro che prende il suo posto. Sono organizzazioni informali. Mutano e viaggiano continuamente.

Ma non era ancora sufficiente. La paura stava cominciando a scemare. Dopo che hanno fatto finta di dare la caccia a Bin Laden per qualche anno e alla fine l'hanno fatto fuori e tutto il mondo ha detto "oh bene, livello battuto, vai col prossimo, vogliamo il mostro finale" non si sapeva bene dove cercare. 
Ma poi è saltato fuori da solo. Una fortuna sfacciata.

Adesso il nemico è il Mercato. 
Cazzo sì che il mercato è perfetto. Il mercato siamo tutti noi. Non c'è un Sig. Mercato. Non comanda nessuno. Non vive in un posto fisso. L'unico suo interesse è il guadagno. Cazzo, tutti vogliono guadagnare. Ci mancherebbe.
Non puoi sapere chi è che specula sul mercato. O meglio, certo che lo sai. Anche tu che hai comprato Buoni del Tesoro quando ti davano l'8 per cento, hai speculato sul mercato. Anche tu sei stato il Mercato. È un po' anche colpa tua. Che vuoi guadagnare e non ti frega come. Tu.
Tu, nemico.
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mercoledì 25 luglio 2012

Il controllo è nulla senza la paura. [Uno di due]


La guerra è pace. 
Fico eh?
È questa in sostanza la base ideologica su cui si fonda il mondo distopico narrato divinamente da Orwell nel suo 1984 e che permette ad una oligarchia, identificata solo come "Il Partito", di governare una nazione che, sentendosi in perenne stato di guerra, accetta la stessa esistenza dell'oligarchia al potere e una serie di regole e controlli che noi non faticheremmo a giudicare incivili se non addirittura immorali.

La guerra permanente poi è solo una arguta invenzione della dittatura, essendo sì reale, ma generatrice di una situazione di stallo in cui nessuno dei tre macro-stati immaginati da Orwell ha interesse a far cessare il conflitto, avendo tutta la convenienza che questo rimanga invece una sorta di spauracchio per i suoi "cittadini", alimentando paura e, molto più importante, controllo. Ricordiamoci questo dittico paura-controllo. È fondamentale.

La stessa figura del dittatore, chiamato Grande Fratello anche se nessuno lo ha mai visto, è stato emulato in tutta una serie di lungometraggi, dal Padre in Equilibrium al Cancelliere Adam Sutler di V per Vendetta.

Ora quello che mi interessa, però, non è una apologia del filone distopico della letteratura/fumettistica/filmografia dell'ultimo secolo, di cui ne so fin troppo poco ma che vi consiglio spassionatamente in qualsiasi sua forma, quanto piuttosto un parallelo con le vicende di noi umani reali, delle nostre società di oggi.

La creazione di un nemico della nazione è una pratica che sta alla base di tantissime moderne democrazie, figuriamoci poi delle non-democrazie, e che alimenta un clima di odio reciproco e di sospetto e di fanatismi che io ritengo immotivati quanto scellerati. E da cui non siamo per niente esenti.

Solo per citare alcuni tratti del ventesimo secolo, una delle prime categorie di nemici sono stati "i diversi", che essi siano ebrei, omosessuali o neri, considerati per decenni inferiori rispetto agli esseri umani, rispetto alla razza ariana ad esempio, la superiore.
Su questo nemico si è costruita tutta una serie di regimi del controllo, dal nazifascismo allo stalinismo passando per tutti gli -ismi precedenti la seconda guerra mondiale.

Dopodichè, visto che "o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo" come direbbe l'ultimo Batman, essi sono diventati realmente i cattivi, e sono stati guarda caso protagonisti di una guerra in cui loro erano i nemici di tutti, e negli altri stati si sono permesse forme di controllo proprio in ragione dello stato di guerra. Ad esempio negli Stati Uniti. Paura-controllo.

Appena vinta la guerra, i vincitori hanno dichiarato immediatamente quali erano i nuovi nemici, e la scelta è ricaduta sui comunisti, da combattere come piaga mondiale, e quindi abbiamo avuto il Maccartismo, la guerra fredda, e una quarantina d'anni di controllo dovuto a paura.

Subito dopo si è passati alla categoria degli "stronzi" o a quella degli "irriconoscenti", come i vari sovrani arabi o i generali macedoni e serbi e balcanici e così via. Per poi passare quasi subito alla categoria per eccellenza di nemico mondiale.
Il terrorista.

E quello dopo? Lo avete già indovinato?
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sabato 21 luglio 2012

Differenze parallele


Leggo oggi sulla prima pagina de Il Giornale una interessante, per quanto sintetica, analisi comparativa sulle finanze di Lombardia e Sicilia. Premetto che di economia ne capisco poco ma è un'analisi a mio parere quasi corretta, i dati citati sono abbastanza rispondenti e quel paio di controlli che ho potuto fare non sono in disaccordo con quanto scritto dalla testata.

Quello che mi fa pensare però è la sintesi che ne è stata tratta, l'opinione che traspare del giornalista che con frasi tipo "non c'è partita" o "da una parte una voragine di debiti e sprechi [...] dall'altra la ricerca ostinata se non della perfezione almeno della virtuosità" ci fa subito capire cosa ne pensa. Insomma l'appena accennato sottotesto sembra essere qualcosa tipo "cosa avete da spartire con noi? noi ce l'abbiamo più grosso."

Ora, in sintesi i dati sono questi: la Sicilia con 5 milioni di abitanti e 17995 dipendenti della Regione ha un debito di 5,3 miliardi di euro. La Lombardia con 10 milioni di abitanti (il doppio) e 3084 dipendenti della Regione (un sesto) ha un debito di 2,2 miliardi (meno della metà).

Logicamente si pone l'accento sul fatto che la Lombardia abbia più abitanti, meno dipendenti, meno debito, meno dirigenti in rapporto al totale, meno spese per la sua classe politica e meno trasferimenti dallo Stato sebbene contribuisca maggiormente alle entrate tributarie dello stato.

Non so voi ma io mi sono andato a vedere i dati Istat sul bilancio delle Regioni dell'anno 2010 (l'ultimo disponibile) che potete trovare qui:
http://www.istat.it/it/archivio/66582

E noto per esempio che non si capisce da dove vengano i 20 miliardi di trasferimenti dallo Stato alla Lombardia che vengono paventati nell'articolo. Al massimo la cifra di 22 miliardi si riferisce ai tributi che direttamente o indirettamente la regione incassa ("le entrate prelevate dagli individui e dalle imprese in virtù della potestà di imposizione" dal glossario) , e non ai trasferimenti dello Stato ("le partite finanziarie che un ente trasferisce ad altro ente o soggetto economico per il raggiungimento di scopi istituzionali" idem).

In effetti comunque i trasferimenti dello Stato sono dispari. Per la Lombardia su un totale di previsioni finali di entrate di bilancio sempre per il 2010 che come ordine di grandezza viaggiano intorno ai 48 miliardi, lo Stato trasferisce circa 2,5 miliardi. Per la Sicilia su un totale di previsioni finali di entrate di bilancio di circa 31 miliardi, i trasferimenti dello Stato sono circa 6 miliardi. Quindi allo stato nazionale, cioè a tutti noi, la Sicilia costa 2 volte e mezzo che la Lombardia pur avendo la metà della popolazione.

Quello che però mi interessa mostrare è che a volte a partire da dati uguali, quindi da analisi identiche, si possono trarre conseguenze diverse, o meglio, interpretazioni opposte. Perché è chiaramente innegabile che una delle due regioni ci costa meno ma provate a seguire quest'altro ragionamento.

In realtà noi cittadini normali, cioè non dipendenti della Regione, non nel Consiglio o nella Giunta regionale, che non abbiamo potere diretto o indiretto di spesa di denaro pubblico, abbiamo poco a che spartire con la creazione di un debito di svariati miliardi. Voglio dire che abbiamo quasi nulla voce in capitolo. Certo, c'è tutto l'affare dell'economia sommersa, del nero, dell'evasione ecc.. ma facciamo finta di tralasciarlo (e in ogni caso anche la Lombardia sotto questo profilo non è così "virtuosa" come ci vogliono far credere, anzi).

Perciò se noi proviamo a vedere a quanto ammonta il debito pro capite dei dipendenti regionali, che hanno avuto responsabilità diretta o indiretta nella nascita o nel mantenimento dello stesso, vediamo che in Sicilia esso ammonta a circa 295.000 euro, mentre in Lombardia (che ha meno debito ma anche meno dipendenti) lo stesso ammonta a circa 713.000 euro pro capite. Cioè circa due volte e mezzo. Cioè in Sicilia hanno un debito pro capite dei dipendenti della Regione più basso, pur avendo un debito più alto, e quindi ogni funzionario è "responsabile" di una minor quantità di debito. Cioè ci fanno spendere meno pro capite in risanamenti.

È chiaramente una grande semplificazione, ma possiamo renderci conto che se la Lombardia dovesse avere malauguratamente la quota di dipendenti pubblici in Regione della Sicilia (o il doppio visto che ha una popolazione doppia) avrebbe un debito di 12,8 miliardi (o 25,6 miliardi) cioè rispettivamente un debito regionale 2,5-5 volte più grande.

Ciò non vuol dire che ce l'abbia, naturalmente, ma a partire da dati uguali ho tratto conclusioni opposte.
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giovedì 19 luglio 2012

Con un telescopio non puoi vedere il tuo naso


Oggi mi sento buono. 
E voglio fare un regalo a tutte le donne di questo mondo che si trovano nella strana situazione di un ragazzo che vi da da dire. E attenzione, dico "strana" non perché sia strana per voi - voi gongolate in queste cose e vi sentite attraenti e al centro dell'attenzione, cosa che va benissimo ci mancherebbe, è quello che vogliamo - ma perché per noi è un'attività in cui dobbiamo impegnarci un casino e il risultato non è mai scontato. 
È un po' come giocare a scacchi con la Morte. È una partita squilibrata.
Certo, si può vincere. Ma è molto difficile.
Soprattutto perchè ti sta già tagliando un braccio con la falce.

Comunque, ecco un paio di dritte per voi donne:
  1. Se il ragazzo con cui state parlando non appartiene ai sottogruppi sicuramente-amico, sicuramente-non-eterosessuale, sicuramente-già-fidanzato, ci sono buone probabilità che ci stia provando con voi.
    Evitate di mostrarvi sorprese quando vi chiederà di rivedervi.
    Davvero. Non è necessario.
  2. Non sempre combaciano la vostra idea di come vorreste essere corteggiata e come un ragazzo effettivamente vi corteggia, quindi non basatevi completamente sul vostro intuito per capire se effettivamente siete sotto manovra. Guardate piuttosto le facce delle vostre amiche nei paraggi. Se ridono o bisbigliano al vostro indirizzo avete già capito.
  3. Se altri ragazzi di cui sapete per certo che conoscono il vostro corteggiatore fanno finta di non conoscerlo pur passandogli a fianco, avete già capito. È una sorta di lealtà fra colleghi.
  4. Evitate se possibile la spiacevole abitudine di rimanere appiccicate alle vostre amiche per tutta la durata della conversazione. Se parliamo con voi siamo interessati a voi. Non a chi è con voi. E ci mettereste nella brutta situazione di dover rivolgere qualche parola anche a loro con dispendio di energie mentali che non possiamo permetterci (vedere a questo proposito il prossimo punto).
    Inoltre non mordiamo. Di solito.
  5. Infine dovreste sapere che l'uomo possiede due neuroni. In totale.
    E visto che noi uomini non siamo multi-tasking come voi, si devono dividere il lavoro.
    Per cui mentre parliamo con voi uno dei due pensa a cosa dirvi, mentre l'altro di solito pensa "belle tette!".
    Non aspettatevi miracoli.

Ecco inoltre alcuni consigli che vi semplificheranno la vita - in realtà la semplificano a noi
uomini ma vi lascerò credere quello che volete - e che ogni uomo vorrebbe che voi seguiste. Per non fare confusione li ho numerati con le lettere dell'alfabeto in modo da risultare più comprensibili:

A.  Se siete minorenni, se avete un ragazzo o non siete interessate, ditelo subito e chiaramente. O almeno fatelo capire. Davvero. Preferiamo.

È tutto. Semplice no?

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mercoledì 18 luglio 2012

Faccio sempre tutte le gambe della M


Ecco due regole che insegnano a tutti al raggiungimento della maggiore età ma che tutti immancabilmente rimuovono dal corpus dei propri comportamenti leciti appena superato l'esame della patente.
Se giri per strada in sella alla bicicletta devi comportarti da veicolo.
Se porti la bicicletta a mano come gli anziani devi comportarti da pedone.
Sono così semplici. 
Si possono anche sintetizzare: se bicicletta allora veicolo, se anziano allora mano.
Proviamo.


Nonno com'è che devi andare con la bicicletta?

E come faccio ad andare a giocare a briscola? È lontano..

No.. Intendo come ti devi comportare quando giri in bici..

Non devo sputare a Gianni se lo incrocio.

Chi è Gianni?

Quello che bara a briscola quando gioca contro di me!


Molti non sanno però che di queste due regole valgono anche le inverse, quindi se vuoi comportarti da veicolo non puoi usare i marciapiedi. Per cui avete rotto il cazzo ciclisti che usate le strisce pedonali per fare inversione o per andare dove vi pare.
Allo stesso modo se vuoi comportarti da pedone non puoi fare le rotonde assieme alle macchine e circoli sul marciapiede.
Se giri in macchina non ti sogneresti mai di tenere la morte lontana dalle strade guidando sui marciapiedi, perciò in moto o in bici è la stessa cosa.

Infine dannati motociclisti che tenete alla vostra vita meno che al vostro ritardo, la prossima volta che mi superate all'interno in una rotonda ad una corsia io, ve lo giuro, vi stringo.

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venerdì 8 giugno 2012

Compito in classe.

Risolvere il seguente quesito secondo le proprie conoscienze.

Visto che due corpi che "si toccano" in realtà non si toccano veramente in quanto il campo magnetico degli atomi presenti sulle rispettive superfici è talmente intenso da respingerli come due calamite.
Ed essendo che esistono animali che si fanno fatica a vedere ad occhio nudo.
Dimostrare che risulta vera la seguente affermazione: quando si tenta di pestare un piccolo insetto col piede, non si riesce mai al primo tentativo poiché esso si avvantaggia di quel piccolo spazio che rimane fra il piede e il pavimento.

Consegna alle ore 11:34. Se vi servono più fogli ce ne sono qui sulla cattedra.
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Come farsi del male..

E bravo Bersa! Tu sì che la sai lunga!
Hai scelto proprio bene le tue mosse, una volta tanto..
Guarda, ti leggo nella mente.. Ti sei detto: "tanto anche quell'altro là sceglierà chi gli farà comodo e se ne fregherà di nominare qualcuno di "comprovata competenza e indipendenza" come dice la nostra Costituzione, per cui perché dovrei scegliere qualcuno di diverso da un mio uomo di fiducia? Sarei un pazzo ad andare controcorrente!".
Giusto Bersa! Sei un dritto!
Ma perché invece non hai pensato che ne avresti nominato solo uno/due su cinque e non ti sei detto "tanto sarei comunque in minoranza, allora sai che faccio? Faccio scegliere agli altri dei loro fidati, palesemente in conflitto d'interessi, e io invece scelgo una persona competente, una persona onesta, fuori dalle logiche di partito, che magari non conosco neanche e non ha mai avuto niente da spartire con nessuno di noi e che abbiamo scelto per meriti fra i curricula che sono arrivati.. Così la gente magari vede che siamo diversi, che siamo più onesti, che rispettiamo le regole tanto quanto lo Stato chiede loro di fare e magari la prossima volta vota per noi.."
Ma no Bersa! Hai fatto bene! Hai un uomo all'Authority!
Uniformati! Mimetizzati con gli altri!
Così poi la gente si confonde e vota un altro..
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domenica 27 maggio 2012

Movente.


Io odio il caso.

Definisci caso.

Qualcosa che accade senza motivo.

Tipo questo?

(schiaffo)

Ahia! No, dicevo più che altro un terremoto..

Allora ti riferisci a cose senza apparente motivo.

Può essere.

Un terremoto non accade a caso. La tettonica studia il fenomeno da anni e sa come funziona.

Però non sa dirti dove accadrà, come per un temporale.

È solo perché il nostro scibile è ancora limitato. Inoltre un temporale non si può prevedere, è solo che l'incertezza delle previsioni è sufficientemente bassa da non farti rendere conto che non è una scienza esatta. Al posto delle sfere di cristallo e delle viscere di animale abbiamo supercomputer.

Bhè ma non me la posso prendere con il cielo per un temporale, mentre con te per lo schiaffo sì.

Quindi tu preferisci se ti do uno (schiaffo) perchè sono stronzo piuttosto che se ti do uno (schiaffo) senza motivo.

Ahia! E smettila! Okkei forse sì.

Allora in definitiva preferisci le cose che hanno un movente ma non hanno un motivo piuttosto che qualcosa che ha un motivo ma non un movente.

Forse. Definisci movente.

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lunedì 23 gennaio 2012

Multi-funzione

Nel mondo di oggi non basta essere qualcuno. Devi essere molte persone.
Se un imprenditore oggi non fa anche il Dj, concluderà pochi affari. E venderà pochi album.
Se un politico non è almeno in altri otto consigli d’amministrazione non è soddisfatto.
E logicamente il mondo intorno a noi si è adattato a questa pluralità, a questa multi-funzionalità.

Oggi col telefono di casa si può avere il fisso, il mobile, i messaggi, le chiamate a basso costo con skype, la segreteria telefonica e le foto con miliardi di pixel. Si può video-chiamare, video-faxare, video-citofonare e fra un po' anche video-registrare.
Oggi il fax fa anche da fotocopiatrice, la stampante fa anche da fax e la fotocopiatrice fa anche da stampante e da fax. E ci servono tutte e tre.
Se oggi un telefonino non ti fa nemmeno barba e capelli è un modello da buttare.
Se a qualcuno dici “Hey! Ho comprato un cellulare nuovo!” il tuo amico ti risponde “Che modello? Ha l’edge? E il bluetooth? Puoi fare videochiamate? Legge gli mpeg4? Ha le app? Può filmare la tua serata mentre tu sorseggi Martini, parli con tuo fratello a Sharm el Sheik e fai vedere le foto della tua vacanza alla ragazza che ti siede accanto?”
Senza contare che un cellulare con meno di tre schermi è quasi un giocattolo. Non riusciamo neanche a vederli tutti e tre insieme, ma logicamente ci sono, costano di più e fanno figo.
E fra un po’ per chiamare la zia malata dovremo accedere alla rubrica della stampante, comporre il numero sul fax e seguire la video-chiamata dal vetro della fotocopiatrice.

Se oggi un piccolo negozio di quartiere non si mette a vendere tutto, non può essere concorrenziale.
E infatti un negozio di vestiti ora vende anche borse, cappelli, cinture, scarpe, orecchini, ciondoli, pochette, attrezzi per lo sport, articoli da giardinaggio e collari per animali chic.
Con le poste italiane ormai si può avere un conto corrente comprensivo di assegni, un numero di telefono, si possono comprare libri, cd, francobolli, pagare polizze, bolli e bollette. Senza contare che si possono mandare pacchi, lettere, buste con la prioritaria, l’assicurata, la celere, la rapida, la semi-veloce e la ritardataria.
Stessa cosa per le banche che adesso offrono anche assicurazioni, servizi a domicilio, e-banking, numeri di telefono attivi tutto il giorno, mutui per tutte le tasche ma solo per chi i soldi ce li ha già e fra un po' si lanceranno nell’editoria e ognuna avrà la sua casa discografica.
Anche se in realtà è già così e non ce ne accorgiamo.
Dal fruttivendolo ti vendono anche bibite e salumi. Sempre che il fruttivendolo non abbia un figlio ragioniere, perchè in quel caso il 730 è incluso nel prezzo.

Stessa cosa vale per internet.
Un sito che era nato come semplice browser, ora ti propone canoni telefonici, notizie dal mondo in tempo reale, una casella di posta, i feed su tutto quello che vuoi e che non vuoi, le partite del campionato carioca in diretta e una casella di posta con spazio illimitato, come se avessimo bisogno di altro spazio perché la nostra testa scoppia. Ci puoi caricare le foto della tua cresima, il natale a Palma di Mallorca e i progetti del tuo studio. Hanno tutti un forum di discussione, milioni di consigli su diete, programmi tv, auto, moto, giochi, salute e benessere, borsa e mercati azionari, valute internazionali e meteo casa per casa.

Sembra quasi che oggi si debba diversificare l’offerta per nascondere che una cosa, bene, non sai farla. E che noi siamo più ben disposti a pagare di più per molti servizi fatti male, che per uno solo fatto bene.

Questo perché ci fanno credere che la gamma di servizi deve essere immensa. Ci fanno credere che abbiamo bisogno della cosa giusta per ogni giusta cosa.
Noi oggi ci Multi-atteggiamo.
Per tutto.

La borsa si è specializzata. Oggi esiste la borsa, la big bag, la small bag, la pochette, la trusse, la ventiquattr'ore, la borsa da sera, quella da aperitivo, la borsa per il cane, quella del computer, quella da spiaggia, lo zaino da montagna e quello da scuola. E sei costretto ad andare in giro con due borse diverse. Semi vuote entrambe.
Oggi se vogliamo comprare un navigatore satellitare prima dobbiamo andare a vedere su internet qual è la migliore rivista del settore e poi controllare su questa qual è il miglior navigatore oggi. Domani sarà certamente un altro. Perché domani un navigatore satellitare non farà solo quello, possiamo starne certi.

Una volta c’era il sapone. Punto.
Oggi abbiamo lo shampoo, il bagnoschiuma, il docciaschiuma, il docciacrema, il balsamo, l’antiforfora, il fortificante, il lisciante, la crema, il fissante e il rigenerante. E questi sono solo quelli che non ti vende il parrucchiere.
Fino a poco tempo fa in una serata si faceva una sola cosa. Oggi si fa l’aperitivo, poi si va a cena, si beve qualcosa in un pub, magari si fa in tempo per la seconda proiezione di qualche film, poi c’è la discoteca, poi l’after, poi si passa in pasticceria per un croissant e infine si rifà colazione.
Una volta si faceva colazione quando ci si svegliava. Oggi si va a dormire dopo aver fatto colazione.

Se domani vuoi iscriverti in palestra bisogna che pensi bene a quello che dici, perchè la gentilissima segretaria ti offrirà sala pesi, fitness, total body, gag, step, ciclette, autodifesa, rilassamento corporeo, tonificazione muscolare, programmi base, intermedi, avanzati, post datati, per adulti, anziani e bambini, sauna, idromassaggio, lampade, manicure e, con un piccolo supplemento, anche toeletta per cani.

La nostra vita deve adattarsi continuamente alla frenesia di questa offerta al rialzo. Dovremo escogitare modi per essere in più posti contemporaneamente, facendo tre cose per volta senza mai oziare o dormire. Inventeremo drink che gusti anche con l'udito, tagli di capelli che cambiano in base alle preferenze di chi ci guarda e soli che sorgono appena chiude la discoteca.

Dobbiamo fare centinaia di cose.
Come per nascondere che una cosa, bene, non siamo in grado di farla.

martedì 25 ottobre 2011

Gli amici di Dunbar

Leggevo l'altro giorno un articolo di un settimanale in cui si parlava dell'ultimo libro di Robin Dunbar, antropologo britannico, in cui l'autore, fra le tante cose, spiega come il numero massimo di persone con cui siamo in grado di coltivare una amicizia è 150. Questo numero è detto numero di Dunbar e nella definizione originale rappresenta "un limite cognitivo teorico che concerne il numero di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili".
Ciò vuol dire che se avete 418.275 amici su facebook potete tranquillamente cancellarne 418.125 senza con ciò sacrificare la vostra cerchia di relazioni. Tanto di più non potete reggere.
Questo è "dimostrato" da diversi esempi, come il numero medio di amici degli stessi utenti FB che si aggira sui 120-130, ma anche dalla dimensione media dei villaggi del medioevo e dal numero di individui nelle primordiali bande di ominidi.
Tutto questo veniva posto in relazione alla dimensione della neocorteccia del nostro cervello. In pratica se aumenti il numero di relazioni senza un'adeguata implementazione del cervello non ci stai dietro.
Questo significa tra l'altro che il progressivo ingrandimento dei villaggi stanziali dei primi uomini è stato possibile solo dall'aumento della materia grigia dovuto all'evoluzione e che la selezione naturale operava favorendo le comunità più organizzate ed efficienti, cioè i nuclei umani più grandi, cioè, in fin dei conti, gli uomini con più cervello.
Detto questo arriva il punto: qualche sera fa ho sentito dire in televisione da un esperto (mi scuserete se non mi ricordo i dettagli, ma era solo una sua opinione) che di fronte alla crisi economica mondiale, all'incalzare del global warming, al sovraffollamento della terra, alla riduzione delle risorse, all'inquinamento galoppante e agli altri gargantueschi problemi che da qui a qualche anno (decine o centinaia di anni a dire il vero) cominceranno a rendere la vita difficile all'uomo, quelli con le maggiori capacità di sopravvivere a questo futuro sono proprio quelle centinaia di milioni di persone che non hanno un contatto stabile con la civiltà, con la tecnologia, con le malattie del XX secolo, con la globalizzazione, siano essi i Masai, gli abitanti tribali dell'Amazzonia o gli indigeni del Borneo.
Guarda un po' essi vivono in villaggi.
La cui dimensione probabilmente si aggira attorno a 150 persone.
Di cui nessuno però ha facebook.

lunedì 24 ottobre 2011

Al Nord

 Inviata il 25 settembre scorso:

"Egregio Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
 

Le scrivo in merito ad una mia personale richiesta di informazioni circa le ormai famose sedi cosiddette "di rappresentanza" di alcuni dei nostri ministeri presso la Villa Reale di Monza.
Lo scorso 22 settembre durante la trasmissione di La7 "Piazza Pulita" l'Onorevole Gianluca Pini in forza alla Lega Nord ha rassicurato i presenti e i telespettatori spiegando che le suddette sedi, complete peraltro di effigi ministeriali della Repubblica, non sono costate nulla allo Stato, cioè a noi cittadini, in quanto, ha spiegato poi lo stesso On. Pini, sono state pagate con l'autotassazione che gli eletti della Lega Nord si impongono per il finanziamento del partito e delle sue attività.
Ora io ritengo questa cosa inaccettabile. Se fossero sedi ufficiali del Ministero, cioè della Repubblica, cioè in fin dei conti di tutti noi, è incostituzionale che siano state pagate con i soldi privati di un partito, legittimamente rappresentato in Parlamento ma pur sempre portavoce dell'interesse di circa l'8 per cento della popolazione italiana. In questo caso io pretendo che siano pagate coi nostri soldi, e in tal caso esigo che la relativa spesa sia sottoposta al vaglio del parlamento che, in nostra rappresentanza, valuterà l'opportunità e l'utilità delle stesse in modo pubblico e trasparente.
Se invece trattasi di sedi di partito della Lega Nord, legittimamente pagate dai suoi membri, allora altresì esigo che non vi compaia alcuna effige della Repubblica, né tantomeno altri elementi che potrebbero far confondere circa la funzione dei locali (Tricolore, Sue fotografie incorniciate e altro) e che a tutti gli effetti siano essi considerati sede di partito, inadatte quindi a funzioni ministeriali. Nel frattempo però le faccio presente che il recapito di Monza figura già fra le sedi istituzionali sui siti web dei Ministeri della Semplificazione Normativa e delle Riforme per il Federalismo.
Chiedo pertanto a Lei di redimere la questione dandone conto ai cittadini nell'interesse della Repubblica e dello Stato Italiano.
Con gratitudine e profonda stima colgo l'occasione per inviarle
Distinti Saluti
Giovanni Amadei"


Questa è una sentenza della magistratura di qualche giorno fa. Il motivo non è esattamente lo stesso ma il risultato è simile.


Notizia 19 ottobre