Ovvero: è bello fare il finocchio col culo degli altri..
Fatto sta che l'altro giorno quasi per caso parlando con una mia amica mi è capitato di essere appellato come "fortunato" in quanto single.
Ora io non ho niente da ridire su libero arbitrio e diritto di parola, ma quello che mi viene da pensare è che solo gli amici fidanzati o "accoppiati" tendono a sottolineare la bellezza dell'essere single, e mai che uno dei tuoi "colleghi" freelance si esponga con autoelogi sulla stessa sua condizione (a parte chi è davvero contento di esserlo, come quelli che pescano a strascico, e un giorno vi erudirò su questa metafora fantastica promesso..).
Per cui mi viene da pensare che non è poi sta gran "fortuna", anche perchè mi vedo e me lo riesco a dire da solo. E non vale neanche incoraggiare noi: se uno non gioca al gioco non può darne giudizi.
Perciò la prossima volta che volete elogiare un vostro amico single, mollate il vostro ragazzo. Prima.
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sabato 4 dicembre 2010
lunedì 22 novembre 2010
Oggi questo credo..
A volte credo sarebbe bello nascondersi dal mondo, così quando ti capita qualcosa di brutto puoi dire che non c'eri e non t'ha toccato, ma quando capita qualcosa di bello puoi saltare fuori all'improvviso e alla gioia si unisce lo stupore.
Oggi questo credo.
Oggi questo credo.
martedì 13 luglio 2010
Il libro dei topi suicidi.

Leggevo l'altro giorno su Internazionale un articolo molto interessante su un parassita chiamato Toxoplasma gondii che generalmente vive in topi e gatti.
Generalmente. Visto che un recente studio lo ha trovato anche nel 60% delle persone di alcune aree geografiche del mondo.
Ora per spiegare brevemente se averne paura e se fare subito controlli per sapere se si è a rischio di Toxoplasmosi vi spiego brevemente come funziona questo intrigante esserino.
In una prima parte del suo ciclo vitale il Toxoplasma risiede nelle pareti intestinali del gatto, da cui ne esce attraverso.. bhè l'avete capito. Diciamo che ne fuoriesce come sottoprodotto di scarto della digestione del nostro amico a quattro zampe.
Ora una bella domanda: chi vive a stretto contatto con i sottoprodotti di scarto di molti animali? Bravi. Proprio topi e roditori in genere, che quindi hanno un'alta probabilità di ospitare il parassita che, nella sua seconda fase di vita, forma cisti nei tessuti muscolari, nel cervello e nel fegato del topo.
Dopodiché se il parassita è fortunato il gatto mangia il topo e il ciclo ricomincia.
Ora. Qual'è la cosa interessante del Toxoplasma? Che un topo infettato presenta comportamenti strani, diciamo che ha meno paura dei gatti, cerca di attirare la loro attenzione e forse è anche attratto dal loro odore. Quasi un topo suicida. Bello eh?
Ora questo risponde in parte alla domanda iniziale sul nostro livello di preoccupabilità. L'altra parte è che il Toxoplasma colpisce anche l'uomo, non certamente perché viviamo a contatto con sottoprodotti della digestione animale, ma perché mangiamo animali, com'è giusto. Da qui l'alta percentuale di persone "affette".
Ma a meno che non siate feti o soffriate di malattie del sistema immunitario (es. AIDS) questo non dovrebbe preoccuparvi. O dovrebbe preoccuparvi nella misura in cui vi preoccupate per una leggera influenza in quanto il vostro sistema immunitario è capace di sviluppare antigeni e quindi risposta immunitaria al parassita.
Ma ora viene il bello. Da uno studio recente dell'università di Praga, si è visto che le persone coinvolte in incidenti stradali, sia pedoni che conducenti, avevano il triplo di probabilità di essere infettati dal Toxoplasma gondii. E ancora. Che i soggetti infettati presentano anomalie comportamentali quali tempi di reazione più lunghi, riduzione della durata di attenzione, aumento di comportamenti a rischio e schizofrenia.
Ora a parte la schizofrenia, di cui non so abbastanza per poterne parlare così scanzonato, c'è un aspetto molto evidente secondo me. Non so se avete notato.
Esiste una perfetta simmetria con quello che succede nei topi. E non solo perché i topi sono molto simili biologicamente all'uomo (mi spiace Adolf). Ora mi spiego.
Inserendo qualche elemento di probabilità nel mio ragionamento si vede che in pratica il parassita contiene l'aumento di popolazione dei topi, in quanto più topi = più topi infetti = più topi suicidi = più probabilità di essere mangiati dai gatti = decremento della popolazione di topi. O forse solo un contenimento dell'aumento di popolazione. Ma comunque il Toxoplasma funziona sulle morti come il controllo delle nascite funziona sulle nascite.
E questo sta avvenendo anche negli uomini. Perchè più umani infettati comportano un generale aumento dei comportamenti a rischio, che provocano più incidenti, quindi più decessi e quindi contenimento dell'aumento di popolazione. Anche se in misura non troppo significativa.
Ora il tassello che mi manca è come l'uomo si inserisce nel ciclo del Toxoplasma, non cibandosi di escrementi e non vivendo a contatto con essi, ma direi che ci sono gli scienziati adesso per dirmelo.
In ogni caso gli incidenti stradali provocano ogni anno in Italia circa 8.000 decessi (il 2% del totale), circa 170.000 ricoveri ospedalieri e 600.000 prestazioni di pronto soccorso non seguite da ricovero, rappresentando inoltre la prima causa di morte tra i maschi sotto i 40 anni.
Per cui direi che siamo troppi. E che il parassita funziona.
Giovanni
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mercoledì 7 luglio 2010
Oggi ce l'ho con Johnny Depp..
mm.. sì.. oggi mi è venuto da pensare che ci sono persone che sfuggono ai canoni della vita vera, reale. Gente che non si può considerare al nostro pari. E mi è venuto in mente guardando un video dei Radiohead con un cameo di Johnny Depp che senza fare niente rimorchia una ragazza in un negozio di musica. Ora, innanzitutto a me non è chiaramente mai successa una cosa del genere, sebbene frequenti abbastanza librerie e negozi di CD, ma questo è spiegabile semplicemente dicendo che quella situazione era montata, registrata. La nostra vita, ancora, no.
Ma il mio secondo pensiero è stato che nell'immaginario collettivo, Johnny è un figo. Punto e basta.
E non c'è storia. Lo è e sempre lo sarà. In giacca, tuta, pigiama, nudo, ferito, morente, truccato, in qualsiasi situazione. Anche con i suoi soliti occhiali tartarugati vecchio stampo, un modello che farebbe rabbrividire praticamente tutti sotto i 60 anni, lui è un figo. E lo capisco perfino io che non appartengo a quel gruppo di persone.
Poi certo, so perfettamente che il nostro amico avrà uno stuolo di truccatori, hair stylist e personal shopper che curano la sua immagine e che vengono pagati anche bene per farlo. Ma poi il problema è che il termine di paragone di noi esseri umani sono loro. Nessuno ti viene a dire "Cavolo oggi sei bello come Franco, quello della macelleria!" o "Hai lo stesso taglio di capelli del segretario!". No.
Il confronto si fa con te, caro pirata dei caraibi.
Ma sai cosa ti dico?
Vai a cagare Johnny, io mi vesto come mi pare.
.
Ma il mio secondo pensiero è stato che nell'immaginario collettivo, Johnny è un figo. Punto e basta.
E non c'è storia. Lo è e sempre lo sarà. In giacca, tuta, pigiama, nudo, ferito, morente, truccato, in qualsiasi situazione. Anche con i suoi soliti occhiali tartarugati vecchio stampo, un modello che farebbe rabbrividire praticamente tutti sotto i 60 anni, lui è un figo. E lo capisco perfino io che non appartengo a quel gruppo di persone.
Poi certo, so perfettamente che il nostro amico avrà uno stuolo di truccatori, hair stylist e personal shopper che curano la sua immagine e che vengono pagati anche bene per farlo. Ma poi il problema è che il termine di paragone di noi esseri umani sono loro. Nessuno ti viene a dire "Cavolo oggi sei bello come Franco, quello della macelleria!" o "Hai lo stesso taglio di capelli del segretario!". No.
Il confronto si fa con te, caro pirata dei caraibi.
Ma sai cosa ti dico?
Vai a cagare Johnny, io mi vesto come mi pare.
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domenica 14 marzo 2010
Vorrei George, grazie!
20 Settembre 2014. Ore 10.15
L’attesa stava diventando frenetica e Marla non sapeva più che fare. Il dottor Hilbert era uscito dalla stanza visite da più di 20 minuti e ogni secondo che passava l’angoscia aumentava nel suo stomaco. Finalmente rientrò con sguardo compiaciuto e si andò a sedere alla scrivania.
“Tutte le analisi sono nella norma e i valori che abbiamo trovato sono assolutamente perfetti. Capisco che non deve essere stato facile per lei sottoporsi a tutti questi controlli in così poco tempo ma sono tutti risultati ottimali.”
Un respiro profondo uscì dalle labbra di lei.
“Mi diceva, dottore, che esiste la possibilità di scegliere il donatore anche al di fuori della vostra lista interna di candidati.”
“È proprio così, signora Singer. La nostra catena di cliniche può assicurarle un donatore di qualsiasi parte della terra. Ovunque vi sia un nostro centro. E abbiamo centri a Hollywood, Los Angeles, New York, Parigi, Roma e Londra, senza contare quelli minori.”
“Cavolo!” scappò a Marla.
“Può ben dirlo, signora, i nostri centri sono all’avanguardia nel campo della fecondazione artificiale e le nuove leggi introdotte dallo stato del Nevada ci autorizzano ad usare il materiale dei donatori consenzienti su tutte le clienti che lo desiderino. Se lei volesse potrebbe avere un figlio da Brad Pitt, da Colin Farrel o anche da George Clooney. Abbiamo stilato una piccola classifica e quest’ultimo è risultato il più richiesto dalle nostre clienti.”
“Accidenti, sarebbe bellissimo! Mio marito sarebbe entusiasta. Ha visto tutti i suoi film.”
“Non deve far altro che scegliere chi vuole come donatore e noi la accontenteremo.”
“Sì ho deciso. Vorrei George, grazie!”
4 Novembre 2017. Ore 8.02
“Buon Giorno a tutti, sono le otto e due minuti e state guardando CNN News. In prima pagina questa mattina lo scandalo che sta colpendo l’America e il mondo dell’infanzia. Si è aggravata, infatti, nelle ultime ore la condizione di altri 16 bambini, ricoverati nei giorni scorsi per stati di malessere diffuso dovuti a cause ancora ignote. Stamane il primario dell’ospedale che li ha in cura ha fatto sapere che non sarà possibile avere dati certi fino al prossimo venerdì e che comunque il quadro clinico non è per niente rassicurante. Pare infatti che i sintomi varino da caso a caso, ma ci sono alcune caratteristiche che accomunano tutti i piccoli ricoverati. Fra questi, l’assoluta mancanza di risposta ai farmaci che generalmente si prescrivono in situazioni come queste e il fatto che la quasi totalità dei piccoli fosse stato concepito in provetta.
Vi ricordiamo che i primi casi di questa ondata di decessi sono stati registrati a Las Vegas, patria delle colture in vitro, appena tre mesi fa e che da allora questa strana epidemia ha rapito 235 vite e contagiato oltre 4500 bambini fra i tre e i sei anni.
Gli scienziati e i medici non sanno ancora capacitarsi di come sia potuta accadere un’eventualità simile e le prime interpretazioni del fenomeno parlano di una possibile malattia ereditaria come fattore scatenante il contagio associata ad una evoluzione inaspettata dell’agente patogeno che possa aver attecchito dove le difese immunitarie erano state indebolite.
Vi daremo ulteriori sviluppi della vicenda nelle prossime edizioni del nostro giornale.
4 Novembre 2017. Ore 8.05
In casa Singer tutti si stavano preparando per uscire.
La televisione trasmetteva le notizie del giorno come un disco ascoltato troppe volte cui nessuno bada perché conosce a memoria.
Sulla porta di casa Marla stava allacciando il giubbotto al piccolo Tommy. Era in ritardo per l’autobus che lo avrebbe portato a scuola.
Con uno sguardo intenso la mamma diede un’ultima occhiata al figlio, che ora stava sistemandosi gli occhiali, e una lacrima piena di incertezza rigò il suo viso.
Tommy alzò gli occhi: “Perché piangi, mamma?”
pubblicato su "Ape del Conca"
L’attesa stava diventando frenetica e Marla non sapeva più che fare. Il dottor Hilbert era uscito dalla stanza visite da più di 20 minuti e ogni secondo che passava l’angoscia aumentava nel suo stomaco. Finalmente rientrò con sguardo compiaciuto e si andò a sedere alla scrivania.
“Tutte le analisi sono nella norma e i valori che abbiamo trovato sono assolutamente perfetti. Capisco che non deve essere stato facile per lei sottoporsi a tutti questi controlli in così poco tempo ma sono tutti risultati ottimali.”
Un respiro profondo uscì dalle labbra di lei.
“Mi diceva, dottore, che esiste la possibilità di scegliere il donatore anche al di fuori della vostra lista interna di candidati.”
“È proprio così, signora Singer. La nostra catena di cliniche può assicurarle un donatore di qualsiasi parte della terra. Ovunque vi sia un nostro centro. E abbiamo centri a Hollywood, Los Angeles, New York, Parigi, Roma e Londra, senza contare quelli minori.”
“Cavolo!” scappò a Marla.
“Può ben dirlo, signora, i nostri centri sono all’avanguardia nel campo della fecondazione artificiale e le nuove leggi introdotte dallo stato del Nevada ci autorizzano ad usare il materiale dei donatori consenzienti su tutte le clienti che lo desiderino. Se lei volesse potrebbe avere un figlio da Brad Pitt, da Colin Farrel o anche da George Clooney. Abbiamo stilato una piccola classifica e quest’ultimo è risultato il più richiesto dalle nostre clienti.”
“Accidenti, sarebbe bellissimo! Mio marito sarebbe entusiasta. Ha visto tutti i suoi film.”
“Non deve far altro che scegliere chi vuole come donatore e noi la accontenteremo.”
“Sì ho deciso. Vorrei George, grazie!”
4 Novembre 2017. Ore 8.02
“Buon Giorno a tutti, sono le otto e due minuti e state guardando CNN News. In prima pagina questa mattina lo scandalo che sta colpendo l’America e il mondo dell’infanzia. Si è aggravata, infatti, nelle ultime ore la condizione di altri 16 bambini, ricoverati nei giorni scorsi per stati di malessere diffuso dovuti a cause ancora ignote. Stamane il primario dell’ospedale che li ha in cura ha fatto sapere che non sarà possibile avere dati certi fino al prossimo venerdì e che comunque il quadro clinico non è per niente rassicurante. Pare infatti che i sintomi varino da caso a caso, ma ci sono alcune caratteristiche che accomunano tutti i piccoli ricoverati. Fra questi, l’assoluta mancanza di risposta ai farmaci che generalmente si prescrivono in situazioni come queste e il fatto che la quasi totalità dei piccoli fosse stato concepito in provetta.
Vi ricordiamo che i primi casi di questa ondata di decessi sono stati registrati a Las Vegas, patria delle colture in vitro, appena tre mesi fa e che da allora questa strana epidemia ha rapito 235 vite e contagiato oltre 4500 bambini fra i tre e i sei anni.
Gli scienziati e i medici non sanno ancora capacitarsi di come sia potuta accadere un’eventualità simile e le prime interpretazioni del fenomeno parlano di una possibile malattia ereditaria come fattore scatenante il contagio associata ad una evoluzione inaspettata dell’agente patogeno che possa aver attecchito dove le difese immunitarie erano state indebolite.
Vi daremo ulteriori sviluppi della vicenda nelle prossime edizioni del nostro giornale.
4 Novembre 2017. Ore 8.05
In casa Singer tutti si stavano preparando per uscire.
La televisione trasmetteva le notizie del giorno come un disco ascoltato troppe volte cui nessuno bada perché conosce a memoria.
Sulla porta di casa Marla stava allacciando il giubbotto al piccolo Tommy. Era in ritardo per l’autobus che lo avrebbe portato a scuola.
Con uno sguardo intenso la mamma diede un’ultima occhiata al figlio, che ora stava sistemandosi gli occhiali, e una lacrima piena di incertezza rigò il suo viso.
Tommy alzò gli occhi: “Perché piangi, mamma?”
pubblicato su "Ape del Conca"
giovedì 11 febbraio 2010
Il Silenzio
.
Molto spesso crediamo che il silenzio sia un male. Che sia uno spreco. Spesso non ci accorgiamo dell’importanza vitale che rappresenta per tutti noi. A volte cerchiamo in tutti i modi di rifuggire questa condizione primordiale che associamo ad una mancanza. Ma ci sbagliamo.
Il Silenzio ci accompagna da sempre nella nostra vita.
Il Silenzio allude a universi inesplorati e disabitati.
Il Silenzio genera mondi inimmaginabili.
Il Silenzio è l’essenza per eccellenza.
Il Silenzio sottolinea un tramonto.
Uno sguardo.
Perché forse non siamo pronti a vederne le qualità o perché forse non le vogliamo vedere. Non sappiamo vederle. Ci sforziamo di cancellarlo dalla nostra vita per cogliere solo quello che c’è, senza accorgerci che è la mancanza di suono che fa percepire la musica. O la bellezza della nostra vita. O l’arte fra l’abbandono.
Il Silenzio fa risplendere l'anima delle persone che amiamo.
Il Silenzio dona bellezza alla nostra breve vita.
Il Silenzio adorna la sacralità della natura.
Il Silenzio intensifica le emozioni.
Ci fa rendere conto della nostra piccolezza.
Della nostra solitudine.
E così lo inzuppiamo di tutto quello che troviamo. Di quello che ci fa comodo. Dell’i-pod nelle orecchie. Della tv spazzatura. Delle litigate fatte per farle. Delle cazzate con gli amici. Di tutto purchè sia.
Il Silenzio genera il chiaroscuro della vita.
Il Silenzio protegge la nostra nascita.
Il Silenzio ci rende consapevoli.
Il Silenzio crea la musica.
Il Silenzio è pace.
È Silenzio.
.
Molto spesso crediamo che il silenzio sia un male. Che sia uno spreco. Spesso non ci accorgiamo dell’importanza vitale che rappresenta per tutti noi. A volte cerchiamo in tutti i modi di rifuggire questa condizione primordiale che associamo ad una mancanza. Ma ci sbagliamo.
Il Silenzio ci accompagna da sempre nella nostra vita.
Il Silenzio allude a universi inesplorati e disabitati.
Il Silenzio genera mondi inimmaginabili.
Il Silenzio è l’essenza per eccellenza.
Il Silenzio sottolinea un tramonto.
Uno sguardo.
Perché forse non siamo pronti a vederne le qualità o perché forse non le vogliamo vedere. Non sappiamo vederle. Ci sforziamo di cancellarlo dalla nostra vita per cogliere solo quello che c’è, senza accorgerci che è la mancanza di suono che fa percepire la musica. O la bellezza della nostra vita. O l’arte fra l’abbandono.
Il Silenzio fa risplendere l'anima delle persone che amiamo.
Il Silenzio dona bellezza alla nostra breve vita.
Il Silenzio adorna la sacralità della natura.
Il Silenzio intensifica le emozioni.
Ci fa rendere conto della nostra piccolezza.
Della nostra solitudine.
E così lo inzuppiamo di tutto quello che troviamo. Di quello che ci fa comodo. Dell’i-pod nelle orecchie. Della tv spazzatura. Delle litigate fatte per farle. Delle cazzate con gli amici. Di tutto purchè sia.
Il Silenzio genera il chiaroscuro della vita.
Il Silenzio protegge la nostra nascita.
Il Silenzio ci rende consapevoli.
Il Silenzio crea la musica.
Il Silenzio è pace.
È Silenzio.
.
mercoledì 27 gennaio 2010
L'uomo, invece, sì..
.
Non molti animali hanno il pollice opponibile.
L'uomo, per fortuna, sì.
Non molti animali producono più di quanto consumano.
L'uomo, invece, sì.
Non molti animali sanno amare.
L'uomo sì. Se gli va.
Non molti animali distruggono l'habitat in cui vivono.
L'uomo, invece, sì.
Non molti animali camminano su due zampe.
L'uomo sì. Dopo un po'.
Non molti animali si stancano della propria vita.
L'uomo sì. A volte.
Non molti animali usano una grammatica complessa, non molti sanno parlare bene.
E neppure l'uomo.
Non molti animali uccidono i loro simili.
L'uomo, invece, sì.
.
Non molti animali hanno il pollice opponibile.
L'uomo, per fortuna, sì.
Non molti animali producono più di quanto consumano.
L'uomo, invece, sì.
Non molti animali sanno amare.
L'uomo sì. Se gli va.
Non molti animali distruggono l'habitat in cui vivono.
L'uomo, invece, sì.
Non molti animali camminano su due zampe.
L'uomo sì. Dopo un po'.
Non molti animali si stancano della propria vita.
L'uomo sì. A volte.
Non molti animali usano una grammatica complessa, non molti sanno parlare bene.
E neppure l'uomo.
Non molti animali uccidono i loro simili.
L'uomo, invece, sì.
.
venerdì 22 gennaio 2010
Esistenza n°1
La vita ci scorre fra le mani
come l'acqua fra le rocce di un torrente,
ma è sufficiente la vista insopportabile
della persona che ami
a compromettere gli eventi
e far fermare il tempo
in un attimo eterno
di esistenza mai vissuta.
lunedì 18 gennaio 2010
.. 21 grammi ..
Quante vite viviamo? Quante volte si muore?
Si dice che nel preciso istante della morte
tutti perdiamo 21 grammi di peso.
Nessuno escluso.
Ma quanto c'è in 21 grammi? Quanto va perduto?
Quando li perdiamo quei 21 grammi?
Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna?
Quanto...si...guadagna?
21 grammi, il peso di cinque nichelini uno sull'altro.
Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato.
Quanto valgono 21 grammi? "
Si dice che nel preciso istante della morte
tutti perdiamo 21 grammi di peso.
Nessuno escluso.
Ma quanto c'è in 21 grammi? Quanto va perduto?
Quando li perdiamo quei 21 grammi?
Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna?
Quanto...si...guadagna?
21 grammi, il peso di cinque nichelini uno sull'altro.
Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato.
Quanto valgono 21 grammi? "
(Paul Rivers)
dal film "21 grammi"
Hanno memoria le querce..
Di solito quando pensiamo al nostro numero di cellulare, al codice della carta di credito, ai nomi delle persone che ci hanno fatto un torto, ai testi delle nostre canzoni preferite o al nome della bionda rimorchiata la sera prima in un bar, non abbiamo mai esitazioni. Ce ne ricordiamo sempre.
Invece quando le questioni sono più gravi, quando ci toccano in prima persona e richiedono quindi uno sforzo di partecipazione, sembra che la memoria venga in nostro soccorso, permettendoci di sottrarci per un secondo alla nostra coscienza e di fingerci sorpresi quando qualcuno porta di nuovo a galla il problema.
Sembra che dimenticare le questioni importanti ci faccia in un certo modo piacere, o forse è meglio dire che ci faccia comodo, perché quando ci rendiamo conto che qualcosa è sbagliato, che qualcosa non ha funzionato o che non va bene, è facile far passare un po’ d’acqua sotto i ponti e far finta che non sia mai successo niente.
Poi ci stupiamo che esistano persone coerenti che ogni tanto ci ricordano che il mondo va avanti a menzogne, che la gente fa affidamento sul nostro scarso interesse e che grazie a questo la meritocrazia va a farsi benedire.
E fanno bene a ricordarcelo. Perché i vari Beppe, Marco, Daniele, Luciana, Dario non solo rinfrescano in noi la memoria di ciò che è stato, ma ci fanno rendere conto che il mondo, e l’Italia, sta marcendo solo perché noi glielo stiamo permettendo.
Perché se ci ricordassimo che il 10% dei parlamentari italiani ha subito processi, moltissimi sono stati indagati, tanti sono stati condannati e nessuno ha scontato la pena, nessuno ha perso il posto e nessuno si è dimesso, allora ci accorgeremmo che qualcosa non quadra. Se ci ricordassimo che la mafia ha i maggiori contatti, e quindi interessi, nella politica, ci accorgeremmo che non tutti gli italiani sarebbero stati d’accordo con Falcone e Borsellino. E dire che le accuse di cui si sono macchiati i nostri politici vanno dalla truffa alla corruzione, dal falso alla fabbricazione di ordigni, passando per mafia, banda armata, violenza e omicidio. Ma a noi fa piacere dimenticare, così ogni tanto Bruno, Enrico o Giovanni dedicano una intera serata a parlare di queste cose. O forse approfittano di quelle serate per parlare di altro. E i politici ringraziano della partecipazione al programma e sanno che noi avremo dimenticato tutto il giorno dopo. Non è successo nulla. Ce ne siamo dimenticati, senza neanche un brutto sogno. O forse non l’abbiamo mai saputo.
Se ci ricordassimo di Sarno, delle crisi energetiche degli ultimi inverni, di Katrina, dei disastri petroliferi, dello tsunami, del buco nell’ozono, delle polveri sottili e delle estati da carbonella. Se ci ricordassimo che fin dagli anni ’80 gli scienziati di tutto il mondo ci avvertono che stiamo sfruttando troppo il nostro pianeta, che non riuscirà a reggere all’infinito il nostro carico e che prima o poi ci si ritorcerà contro, ci accorgeremmo che non è un problema nuovo, che non è un problema da poco e che non è un problema degli altri. Perché entro pochi anni avremo bisogno di due pianeti all’anno, perché l’unico che abbiamo non riesce a rigenerarsi in tempo per far fronte alle nostre richieste. Ma noi, da bravi, stiliamo un protocollo bellissimo, carico di buoni propositi, che sembra sistemare tutti i nostri problemi. E cominciamo a dimenticare. Ci dimentichiamo che un pezzo di carta è un pezzo di carta e non risolve problemi da solo. Ci dimentichiamo, o non ci viene detto, che l’Italia invece di ridurre le emissioni di CO2 del 6%, come ci siamo impegnati a fare, le ha aumentate del 16%, e solo negli ultimi due anni. Oppure facciamo finta di trovare la soluzione in progetti bellissimi, come il sempre di moda nucleare, o l’ultimo partorito, che prevede di sotterrare quantità spropositate di CO2 in depositi naturali sotterranei. Per sempre.
E allora sì che ci siamo dimenticati di un problema.
O se ci ricordassimo del Vietnam, della guerra in Kwait, Kosovo, Afghanistan, Cecenia, delle guerre di nostro nonno, delle stragi di mafia, degli attentati e del terrorismo forse ci renderemmo conto che la forza non è sempre una buona soluzione. Perché esportare la democrazia con le armi fa saltare la copertura, si è già smascherato il fine ultimo. C’è una contraddizione intrinseca nell’esportare la pace con la guerra, nel voler rendere a propria immagine un paese che non lo sarà mai, nel voler rivendicare diritti sul petrolio altrui quando noi non li rivendichiamo neanche sulla tessera blockbuster dell’amico. Ci dimentichiamo troppo spesso di quel che è successo nelle altre occasioni e pensiamo che questa volta sarà diverso. Ma ci sbagliamo. Quello che non ci viene detto è che dall’inizio della seconda guerra del Golfo il terrorismo è aumentato del 300% e che Al-Queda firma solo il 5% delle stragi, sebbene si sia dovuta elevare a capro espiatorio del terrorismo mondiale. Sappiamo, e quindi ci dimentichiamo, che sono morti 33 italiani, e quasi 4000 soldati statunitensi in Iraq. Ma nessuno dice che 6000 di quelli che sono tornati a salutare la bandiera a stelle e strisce si sono suicidati. E allora abbiamo già dimenticato.
Non ho ancora ben chiaro se preferiamo dimenticare gli errori del passato o abituarci al peggio per ciò che verrà. Ma credo che sia almeno un po’ triste tutto questo. Ci dimentichiamo delle persone, a meno che non ammazzino una nostra amica. Ci dimentichiamo dei politici, a meno che non ci facciano pagare dieci euro in più a Natale per fare i regali. Ci dimentichiamo della terra su cui camminiamo, a meno che non sia da perforare per cercare oro di tutti i colori, o da usare per seppellire gli scomodi resti del nostro pranzo coi parenti.
Ci dimentichiamo di tutto. Salvo il nome della bionda. Quello no.
Thinkin’ Pixie
pubblicato su "Ape del Conca"
Invece quando le questioni sono più gravi, quando ci toccano in prima persona e richiedono quindi uno sforzo di partecipazione, sembra che la memoria venga in nostro soccorso, permettendoci di sottrarci per un secondo alla nostra coscienza e di fingerci sorpresi quando qualcuno porta di nuovo a galla il problema.
Sembra che dimenticare le questioni importanti ci faccia in un certo modo piacere, o forse è meglio dire che ci faccia comodo, perché quando ci rendiamo conto che qualcosa è sbagliato, che qualcosa non ha funzionato o che non va bene, è facile far passare un po’ d’acqua sotto i ponti e far finta che non sia mai successo niente.
Poi ci stupiamo che esistano persone coerenti che ogni tanto ci ricordano che il mondo va avanti a menzogne, che la gente fa affidamento sul nostro scarso interesse e che grazie a questo la meritocrazia va a farsi benedire.
E fanno bene a ricordarcelo. Perché i vari Beppe, Marco, Daniele, Luciana, Dario non solo rinfrescano in noi la memoria di ciò che è stato, ma ci fanno rendere conto che il mondo, e l’Italia, sta marcendo solo perché noi glielo stiamo permettendo.
Perché se ci ricordassimo che il 10% dei parlamentari italiani ha subito processi, moltissimi sono stati indagati, tanti sono stati condannati e nessuno ha scontato la pena, nessuno ha perso il posto e nessuno si è dimesso, allora ci accorgeremmo che qualcosa non quadra. Se ci ricordassimo che la mafia ha i maggiori contatti, e quindi interessi, nella politica, ci accorgeremmo che non tutti gli italiani sarebbero stati d’accordo con Falcone e Borsellino. E dire che le accuse di cui si sono macchiati i nostri politici vanno dalla truffa alla corruzione, dal falso alla fabbricazione di ordigni, passando per mafia, banda armata, violenza e omicidio. Ma a noi fa piacere dimenticare, così ogni tanto Bruno, Enrico o Giovanni dedicano una intera serata a parlare di queste cose. O forse approfittano di quelle serate per parlare di altro. E i politici ringraziano della partecipazione al programma e sanno che noi avremo dimenticato tutto il giorno dopo. Non è successo nulla. Ce ne siamo dimenticati, senza neanche un brutto sogno. O forse non l’abbiamo mai saputo.
Se ci ricordassimo di Sarno, delle crisi energetiche degli ultimi inverni, di Katrina, dei disastri petroliferi, dello tsunami, del buco nell’ozono, delle polveri sottili e delle estati da carbonella. Se ci ricordassimo che fin dagli anni ’80 gli scienziati di tutto il mondo ci avvertono che stiamo sfruttando troppo il nostro pianeta, che non riuscirà a reggere all’infinito il nostro carico e che prima o poi ci si ritorcerà contro, ci accorgeremmo che non è un problema nuovo, che non è un problema da poco e che non è un problema degli altri. Perché entro pochi anni avremo bisogno di due pianeti all’anno, perché l’unico che abbiamo non riesce a rigenerarsi in tempo per far fronte alle nostre richieste. Ma noi, da bravi, stiliamo un protocollo bellissimo, carico di buoni propositi, che sembra sistemare tutti i nostri problemi. E cominciamo a dimenticare. Ci dimentichiamo che un pezzo di carta è un pezzo di carta e non risolve problemi da solo. Ci dimentichiamo, o non ci viene detto, che l’Italia invece di ridurre le emissioni di CO2 del 6%, come ci siamo impegnati a fare, le ha aumentate del 16%, e solo negli ultimi due anni. Oppure facciamo finta di trovare la soluzione in progetti bellissimi, come il sempre di moda nucleare, o l’ultimo partorito, che prevede di sotterrare quantità spropositate di CO2 in depositi naturali sotterranei. Per sempre.
E allora sì che ci siamo dimenticati di un problema.
O se ci ricordassimo del Vietnam, della guerra in Kwait, Kosovo, Afghanistan, Cecenia, delle guerre di nostro nonno, delle stragi di mafia, degli attentati e del terrorismo forse ci renderemmo conto che la forza non è sempre una buona soluzione. Perché esportare la democrazia con le armi fa saltare la copertura, si è già smascherato il fine ultimo. C’è una contraddizione intrinseca nell’esportare la pace con la guerra, nel voler rendere a propria immagine un paese che non lo sarà mai, nel voler rivendicare diritti sul petrolio altrui quando noi non li rivendichiamo neanche sulla tessera blockbuster dell’amico. Ci dimentichiamo troppo spesso di quel che è successo nelle altre occasioni e pensiamo che questa volta sarà diverso. Ma ci sbagliamo. Quello che non ci viene detto è che dall’inizio della seconda guerra del Golfo il terrorismo è aumentato del 300% e che Al-Queda firma solo il 5% delle stragi, sebbene si sia dovuta elevare a capro espiatorio del terrorismo mondiale. Sappiamo, e quindi ci dimentichiamo, che sono morti 33 italiani, e quasi 4000 soldati statunitensi in Iraq. Ma nessuno dice che 6000 di quelli che sono tornati a salutare la bandiera a stelle e strisce si sono suicidati. E allora abbiamo già dimenticato.
Non ho ancora ben chiaro se preferiamo dimenticare gli errori del passato o abituarci al peggio per ciò che verrà. Ma credo che sia almeno un po’ triste tutto questo. Ci dimentichiamo delle persone, a meno che non ammazzino una nostra amica. Ci dimentichiamo dei politici, a meno che non ci facciano pagare dieci euro in più a Natale per fare i regali. Ci dimentichiamo della terra su cui camminiamo, a meno che non sia da perforare per cercare oro di tutti i colori, o da usare per seppellire gli scomodi resti del nostro pranzo coi parenti.
Ci dimentichiamo di tutto. Salvo il nome della bionda. Quello no.
Thinkin’ Pixie
pubblicato su "Ape del Conca"
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