giovedì 11 luglio 2013

Quelle che ce la volevo fare


Tra l'altro non è nemmeno così vero che uno nasce migliore. Migliore di cosa? Migliore a mangiare la frutta senza sporcarsi? Migliore degli altri? Ma figuriamoci. Potrà durare un po'. Poi lo odierai stanne certo. 

Quando non sai nemmeno chi sei o cosa vuoi i tuoi pensieri non hanno un verso e capita di pensare a caso. Non puoi controllarlo. E ci sono volte che hai deciso cinque minuti prima che accada a cosa diresti se accadesse che. Altre volte capisci da solo che per uscire da quella bega il miglior modo è questo. Quella bega capiterà giovedì prossimo. Sei fortunato. 

Ogni tanto penso a tutte le cose che farei se naufragassi su un'isola disabitata. Ma ognuno ha le sue. 

Ci sono situazioni che ti sei prefigurato nella mente nei momenti più impensati, una serie di movimenti, un briciolo di immaginazione pratica, una soluzione ad un problema ipotetico che poi tiri fuori quando tanti pensano ancora al problema. 

E non ci sono storie, se non c'eri arrivato prima stai ancora pensando al problema. 

La gratitudine è la prima cosa che arriva. Assieme ai complimenti di qualcuno, la stima di altri e la fiducia degli amici. All'inizio ti fa piacere e sorridi quando ci riesci. Un po' te lo aspetti anche. Vedi gli altri e sai già adesso non riuscirai e chiederai a me. Coraggio provaci ancora. E immancabilmente finisci per farcela nei momenti giusti.
L'invidia e il rammarico per non avercela fatta pure loro arrivano dopo un po'. Ma non te ne curi troppo perché ci sono comunque altri che si affidano a te e ti senti importante. Ti senti speciale. Tutti pensano che sai ogni cosa. Che hai la soluzione giusta per tutto. Che puoi tutto. Sei uno sciamano.

La cosa stronza però è che nessuno vede le altre cento volte che non ci riesci. Le mille volte che hai avuto paura. Il milione che hai tradito te stesso perché credevi tanto adesso ce la faccio. Perché ci sono anche quelle, sicuro come la morte.  

Come quelli che credono al paranormale e non si ricordano delle infinite volte in cui tutto può essere spiegato. Solo quella volta lì. Quella volta che non hai capito.  

Ci sono soprattutto quelle. Quelle in cui fallisci.
Quelle in cui dici cose sbagliate e a vanvera. O non dici niente. Quelle che non sai come gestire. Quelle che dannazione ce la volevo fare.

L'inadeguatezza che uno via via sperimenta sulla sua pelle c'è. Fortissima. È così tangibile che la notte ti alzi che non sai dove sbattere la testa. Ti vorresti frustare da solo e al tempo stesso continui a pensare tanto la so. Le altre le sapevo. Saprò anche questa.
Ma non la sai.

Col tempo tendiamo a rimuovere gli insuccessi dall'immagine del più bravo. Da quello che sa sempre tutto. Da quello che "tanto ci sei te". Che poi ti odi da solo quando riesci in quello che gli altri falliscono, ma fallisci dove vorresti riuscire.

E ti rode da matti.
Quando nessuno guarda. Quando a nessuno importa. Fallisci sempre.
.

Nessun commento:

Posta un commento